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Graphic Novel

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Storie Brevi


Quando avevo sei o sette anni, mio padre mi mise in mano un Corto Maltese, forse La ballata, forse Concerto in O’Minore, il suo preferito, e io lessi soltanto le vignette dove appariva il marinaio, saltando tutte le altre.

Qualche anno dopo, fece lo stesso con Lo Sconosciuto di Magnus e io, pur leggendo solo le vignette dove c’era Unknow, indugiai molto lungamente su QUELLE due pagine di Largo delle tre api, dove Unknow non c’era.

Quando scendevo in cantina, a casa di mia nonna, adoravo l’odore di muffa che mi invadeva completamente le narici. Laggiù, in un armadio con la serratura rotta, c’erano i tesori della Corno di quando mio padre era ragazzo: “Il mitico Thor”, “I Fantastici Quattro, e “Capitan America” con gli X-Men in appendice. Un’esplosione di Jack Kirby invadeva tutto quello che di me la muffa aveva risparmiato.

Un anno, all’edicola del mare, scoprii, fra tutte quelle benedette buste miste, l’albo numero 5 della ristampa di “Alan Ford, Date, date, date. Decisi allora di completare la collezione di mio padre, ma solo i primi 75 però.

Sul balcone di Pinarella di Cervia, leggevo “Lupo Alberto” a fianco di mio cugino più grande, che leggeva “Cattivik”, e poi ce li scambiavamo. Ogni volta che mangiavamo l’anguria, rifacevamo la scena di Enrico la Talpa quando dice, ruttando: «e l’anima vola in cielo». Mio padre la sapeva a memoria, e noi con lui.

Un giorno mio padre mi portò davanti a “Letto Riletto”, l’unica fumetteria che c’era allora a Parma, e mi disse: «Entriamo e scegli un fumetto, quello che vuoi. Ogni settimana poi, torniamo qui insieme e ne prendiamo qualche altro numero.» Scelsi “L’Uomo Ragno Classic”, e quella volta presi i primi sei albi. Non so dire quanti anni avessi, ma fu come un’iniziazione.

Su la rive gauche, a dodici anni, sempre con mio padre, decisi che potevo certamente leggere “Asterix” anche in francese. E in effetti fu così. Ma quell’Asterix et les Ghots, comprato in un bouquiniste, è rimasto l’unico di tutta la serie che ho letto una sola volta. Senza mai ricomprarlo in italiano.

Ogni Natale mio padre mi regalava la raccolta Bur delle Sturmtruppen, così come ogni mercoledì, da quando ho memoria, mia madre o mio nonno mi portavano a casa il nuovo “Topolino”.  

Poi c’è stato tutto il resto, a partire da quel compagno di classe delle medie che mi mise in mano due numeri a caso di Dragon Ball e Le bizzarre avventure di Jojo.

Questa è stata per me l’educazione sentimentale.

Caricatura di Francesco Pelosi